I filler: come agiscono. Domande e risposte

Dottoressa,esiste il “ritocchino invisibile?” Quante volte mi sono sentita porre questa domanda e quante volte mi sono trovata a spiegare ,con soddisfazione in realtà, che non si deve parlare di ritocchino ma di “pennellata di freschezza”? Quando un volto risulta stanco,svuotato, segnato da rughe più o meno evidenti e marcate, è normale desiderare un aspetto più fresco e riposato, non necessariamente più”giovane”. E’ quindi il momento di usare un filler,cioè un riempitivo a base di acido ialuronico che ci permetta di correggere le rughe e i solchi e rimodellare i tratti del volto.

Ed è qui che si vede l’abilità del medico estetico... il suo operato non si deve proprio vedere! Intendo dire che il risultato del lavoro di rimodellamento dei tessuti e di riempimento di rughe e depressioni deve essere il più naturale possibile. La domanda che la paziente deve sentirsi rivolgere non deve essere “cosa hai fatto?” ma “come stai bene! Hai un bellissimo aspetto. Sei stata in vacanza?”. Non è sempre facile ….ma grazie ai filler di ultima generazione si possono ottenere risultati eccellenti e duraturi nel tempo.

Per inciso,il mio pensiero nostalgico va al collagene bovino che si usava (prima che venisse ritirato dal mercato) come riempitivo decenni fa,quando l’acido ialuronico iniziava a fare la sua timida comparsa nel mondo della medicina estetica, mutuato da altre specialità; per un po’di tempo nulla sembrava eguagliarlo in termini di maneggevolezza e resa , poi tecnologie sempre più avanzate hanno permesso di ottenere acidi ialuronici estremamente versatili e performanti,declinati in una ampia varietà di tipologie che permettono di coprire ogni tipo di esigenza. Esistono infatti svariati tipi di acidi ialuronici,che si differenziano tra loro in termini di dimensioni e peso molecolare e di lavorazione:possono essere infatti più o meno”cross-linkati”,cioè resi più o meno compatti e resistenti grazie a determinate sostanze chimiche.

Si sceglierà dunque un acido molto resistente per correggere volumi e depressioni importanti, andando via via a calare la densità dello stesso quando si vogliano trattare le rughe sottili del contorno occhi o del famigerato “codice a barre” del labbro superiore.

E’ fondamentale che, qualsiasi sia la densità dell’acido, esso mantenga una maneggevolezza ed una facilità di utilizzo che permettano la sua perfetta integrazione con i tessuti dermici nei quali viene iniettato. E’ una sorta di “resilienza”dell’acido che si adatta così perfettamente alla mimica facciale,garantendo in questo modo risultati molto naturali e duraturi nel tempo.

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