Medicina Estetica …..questa sconosciuta

Nel nostro tormentato pianeta Sanità non trova ancora spazio una realtà emersa con prepotenza in questi ultimi anni e ormai meritevole di acquisire una sua identità ed un sua collocazione precisa, oltrechè il riconoscimento effettivo di Specialità post laurea : la Medicina estetica. Alla maggior parte dei colleghi non sembra vero poterla accostare alle medicine non convenzionali, anzi considerarla ancora di più solo una medicina di serie B, da relegare nei ritagli di tempo e solo a scopo di lucro. Sarebbe un errore: in realtà la Medicina Estetica nasce come nuova branca della Medicina Interna. Si propone come medicina del benessere. Benessere inteso non più come assenza di malattia ma come armonia psicofisica: in una parola, sentirsi bene con se stessi e con gli altri nel mondo. E’ dunque nel contempo molto semplice parlare di Medicina Estetica, e molto difficile definire la sua precisa identità.

Molto ha fatto per questo il padre fondatore della ME Italiana, il prof. Carlo Alberto Bartoletti, geriatra e internista di formazione, che ha lasciato un’impronta ben precisa e definita in questo campo, caratterizzata principalmente dal rigore scientifico,sempre richiesto ai suoi collaboratori e ai discenti della Scuola Internazionale di Medicina Estetica della Fif. Rigore scientifico che permette alla “cosiddetta ME” di rivendicare il proprio ruolo ed il proprio posto ben preciso in campo sanitario.

L’aggettivo estetica trae in inganno, il medico che si occupa di Medicina Estetica non è un’estetista con la laurea né un professionista semi ignorante che crede di rendere più bello un viso o un corpo con due aghi e mezza bacchetta magica; il medico estetico è un medico a cui si rivolgono pazienti desiderosi di migliorare il proprio aspetto, alla ricerca di una sicurezza personale (spesso interiore) o anche di una necessità professionale. E’ un medico che visita a lungo il paziente, fa una anamnesi scrupolosa e un esame obiettivo completo. A questo si aggiungono alcune valutazioni particolari in campo ad esempio dermatologico, angiologico, chirurgoplastico o altro, senza però spingersi ( a meno che lo stesso medico estetico non ne abbia la competenza) nei rispettivi comparti specialistici. Anzi, a questo proposito è auspicabile la collaborazione fattiva tra colleghi.

Il paziente chiede al medico estetico di essere più bello e deve essere consapevole che la bellezza non significa due chili o una ruga in meno ma significa sentirsi bene nella propria pelle, essere in equilibrio psicofisico.

Un inestetismo mal vissuto, non accettato, può dare problemi importanti e non è più possibile, al giorno d’oggi, ignorare l’importanza dell’estetica anche sotto l’aspetto psico-sociologico, in una società portata a considerare primario l’aspetto esteriore di una persona.


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